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Trend del marketing ai tempi del Covid19 (e post pandemia)

Per noi analisti degli scenari di mercato e dei comportamenti di acquisto dei consumatori, sorge quasi spontaneo interessarci e mettere enfasi sui trend di mercato, sui numeri, sui volumi e cercare di vedere oltre per cercare di tracciare quanto possibile delle previsioni attendibili.

Mai come questo periodo siamo però di fronte a una situazione di instabilità e incertezza: la pandemia da Coronavirus ha interrotto i ricavi di moltissime attività d’impresa mentre altre sono esplose al contrario (vedi logistica, trasporti, grande distribuzione, retail alimentare, ortofrutta, informatica, marketing digitale). Altre ancora sono ancora in attesa di capire quale sarà il loro futuro e non hanno ancora avuto modo di partire (ristoranti, alberghi, bed and breackfast, centri commerciali, parrucchiere, estetiste, stabilimenti balneari, baite, aziende di intrattenimento e dello spettacolo, attività sportive, …).

Tempo di un calo dei contagi anche in comunicazione, con il 60% degli italiani che “non ne può più del coronavirus”. Sì allo stile propositivo.

Se dovessimo in maniera pragmatica sintetizzare la tendenza di questo momento, un po’ trasversalmente, è sicuramente “buttarsi alle spalle questo incubo!”

In altre parole c’è voglia e bisogno da parte delle persone di ripartire, ritornare alla normalità, riappropriarsi della propria vita, riorganizzare le relazioni e il proprio tempo in funzione di esse e dei progetti.

Forse le tre cose che si cono mancate di più in questo momento così buio sono stati gli affetti delle relazioni, la libertà di muoverci e programmare il futuro.

I contagi in Italia calano, secondo i dati diffusi costantemente dall’unità di crisi nazionale e territoriale. Eppure nella pubblicità e nel marketing ancora no: in gran parte degli spot televisivi, digitali e radio, sembra di essere ancora in piena pandemia. Retorica da coronavirus? Sembrerebbe di si, oggi ancor più di prima.

Secondo il 60% degli italiani, coinvolti dall’indagine di questi giorni, la pubblicità a sfondo Coronavirus “è troppa” e “ha stancato”, soprattutto se si parla di under 35. Per il 50% del campione, inoltre, “la pubblicità ha esagerato ad adeguare i contenuti alla emergenza sanitaria”. 

Per non parlare delle fake news: in questo periodo di clausura si è dimostrato ancora più importante il tema di verificare la “fonte” di informazioni. Così si è cominciato a guardare storto o ad attaccare (anche pesantemente), coloro che diffondevano sui social post non verificati e fake news. D’altronde l’allarmismo o l’inganno che questo genere di contenuti provoca è senza dubbio pericoloso e le persone sempre di più ne prendono le distanze.

Ecco allora come cambia (o matura) il marketing del Covid19 e del post pandemia:

  1. cambiare restando sé stessi: al primo posto dei trend un ossimoro che presenta il cambiamento evolutivo, rimanendo fedeli alla propria attività, al proprio credo, alla propria missione, ai propri valori.. un valido esempio sono senza dubbio le aziende che hanno saputo reinventarsi: chi produceva alcolici e si è messo a produrre disinfettanti, chi produceva tessuti o abbigliamento si è convertito a fare mascherine, ristoranti e non solo si sono visti chiudere hanno scoperto il valore del food delivery e del take away, la logistica si è vista centro nevralgico dell’economia contemporanea, ecc.

2. contestualizzare in linea con la propria identità e la propria mission: al secondo posto dei trend troviamo un fermo “no” a camuffamenti poco credibili (ed onesti) per cavalcare l’onda del contesto.

3. cosa si è fatto e cosa si farà: terzo e ultimo trend è aiutare a focalizzare l’attenzione su ciò che si è fatto ma soprattutto sul futuro. La pubblicità più gradita (e più in generale il marketing più azzeccato) è quella propositiva e ricreativa, che spiega cosa è stato fatto per migliorare la situazione quotidiana, oppure cosa farà guardando al domani.

Insomma, come dice il grande guru e padre del marketing:

“L’unico vantaggio competitivo sostenibile consiste nella capacità di apprendere e di cambiare più rapidamente degli altri.”

Philip Kotler

E’ su questi principi che dobbiamo sforzarci a tutti i livelli, quindi anche nell’attività di marketing, di configurare e attualizzare gli scenari futuri.

Sicuramente dovremo tenere presente del cambiamento che questa pandemia ha innescato: paura del contagio, distanziamento sociale, senso di protezione di casa propria, familiarità con ambienti come cucina, salotto – sofà – tv, camera da letto, giardino, …

Ma cercando di creare anche ipotesi e soluzioni per il dopo – post pandemia – soprattutto laddove i nostri governatori non riescono o non possono tendere: senso di responsabilità, desiderio di tornare alla normalità, senso di appartenenza, desiderio di libertà e di riappropriarci degli spazi, bisogno di natura e aria aperta, valore delle relazioni di cui è impossibile surrogare (anche se le video chiamate e il digitale in generale ci hanno aiutato).

Queste secondo gli esperti di Marketing4PMI sono i driver da utilizzare per formulare strategie e piani di marketing per la fase 2.

“Ci sono solo due tipi di imprese: quelle che cambiano e quelle che scompaiono.”

Philip Kotler

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