Login

Lost your password?
Don't have an account? Sign Up

Manuale food delivery: intanto in Veneto riapre l’Horeca, ma take away

In questo periodo di fermo obbligatorio, imposto dal Governo italiano per le attività Horeca, soprattutto bar, pasticcerie, gelaterie, ristoranti, eccetera, sono nate un sacco di iniziative legate al food delivery e beverage delivery, ovvero ad ecommerce legati al cibo e bevande consegnati direttamente a casa.

Oggi 24 aprile 2020 finalmente la svolta per molti imprenditori Horeca: il presidente Zaia, con ordinanza regionale, permette la riapertura di diverse attività prima del 4 maggio, in particolare i bar, pasticcerie, panetterie, ristoranti e affini, ammesso che forniscano i propri prodotti in formato take away.

Attenzione però alle normative vigenti (nazionali, regionali e comunali), che nei riguardi del settore alimentare e affini, sono molto rigide.

Ecco quindi un manuale (tutorial) del FOOD DELIVERY che mette insieme tutto quello che c’è da sapere per coloro che decidono di intraprendere una iniziativa di questo tipo:

1. CATOLOGO PRODOTTI: identificare la tipologia di prodotti che si decide di commercializzare o proporre (se realizzata dall’impresa) per creare quindi un “catalogo” da pubblicare e promuovere attraverso tutti i nostri canali.

2. PROMUOVERE: pubblicizzare la propria offerta sul proprio sito, sulla pagina Facebook aziendale, Instagram, sulla propria App. Per chi non avesse un ecommerce o una applicazione per smartphone, segnaliamo www.adunmetro.it una fantastica creazione di un’azienda di giovani veronesi, praticamente gratuita.

3. VERIFICARE I REQUISITI LEGALI: verificare con il proprio consulente (commercialista) se la propria attività, da visura camerale, possiede i requisiti e i Codici Ateco adeguati per la somministrazione di alimenti e bevande da una parte, per il food delivery dall’altra. In alternativa è possibile porre il quesito anche al SUAP (sportello unico delle attività produttive), mediante sportello online. Un bar generalmente ha una licenza di “somministrazione”, dunque di cessione per un consumo sul posto di alimenti o bevande lavorate e servite all’interno dei proprio locali, con facoltà di asporto. L’attività di delivery da parte di un bar è una attività considerata “secondaria” a quella di normale somministrazione, ed è qui che entrano in campo alcuni limiti per quanto riguarda i volumi di vendita, specificatamente per i cocktail: se l’imbottigliamento è preventivo, continuativo e per numeri di un certo rilievo, potrebbe configurarsi una attività di produzione di alcolici (l’attività di un liquorificio, che presuppone ben altri adempimenti). Allo stato attuale non ci sono dei limiti definiti con precisione. Vige quindi il regime della prevalenza sul volume d’affari, è più una questione di logico buon senso: se l’imbottigliamento avviene al momento e consegnato in breve tempo, si rientra in una normale somministrazione per asporto (con Iva al 10%, come se venisse consumato nel bar).

4. ATTENZIONE ALL’EMISSIONE DELLA RICEVUTA: questo genere di esercizio pubblico ha una aliquota Iva unica al 10%, che per esempio è diversa nel caso di negozi di vendita al dettaglio come le botteghe alimentari o le gastronomie e pizzerie al taglio, che hanno differenti aliquote a seconda del bene venduto (il pane ha per esempio una aliquota al 4% mentre il vino al 22%). In alcuni casi queste differenti modalità di servizio si sovrappongono, come quando un panettiere vende prodotti di gastronomia o un bar vende una bottiglia di vino da asporto. In caso di controllo esibire per “colui che effettua la consegna” lo scontrino è essenziale, assieme all’autocertificazione, per dimostrare l’azione a norma di legge. E’ bene quindi anche predisporre il registratore di cassa con le diverse aliquote Iva (nel caso delle bevande alcoliche al 22%).

5. COMUNICAZIONE CORRISPETTIVI ALL’AGENZIA DELLE ENTRATE: ricordiamo che dal 1 gennaio 2020, vige l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate almeno una volta al mese, fino al 30 giugno 2020 quando poi diventa obbligo giornaliero, comunicare i corrispettivi della propria attività. Quindi bisogna inoltre comunicare all’Agenzia dell’Entrate i codici Ateco della nuova attività secondaria che stiamo svolgendo.

6. ADOZIONE DI MISURE DI SICUREZZA ANTI-CONTAGIO E DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALI: gli operatori devono rispettare le norme di sicurezza stradale, sul lavoro e alimentare. In particolare devono essere indossati guanti, mascherine dagli operatori; i denari in caso di scambio in denaro dovranno essere tenuti in una borsa richiudibile; il pos invece dovrà essere disinfettato ad ogni utilizzo se si offre la possibilità ai clienti di pagare in moneta elettronica. Ancora i vani di carico dei veicoli e/o i contenitori isotermici devono essere puliti e a tenuta stagna e sottoposti a frequente sanificazione. I prodotti devono poi essere inseriti in ulteriori appositi contenitori (esempio buste di carta o di altri materiali) che devono restare integri durante il periodo di trasporto e consegna.

7. CHI SVOLGE LA CONSEGNA: chi svolge la consegna non deve necessariamente essere dotato di attestato di sicurezza sul lavoro e Haccp (in dotazione per chiunque lavori in un bar). E’ evidente però che chi consegna non deve essere chi “crea”, produce o modifica, il prodotto oggetto della compravendita: fede quindi lo scontrino e il sigillo di chiusura sulla confezione del prodotto trasportato. Fondamentale quindi verificare piuttosto che il fornitore di packaging, per il proprio locale, ci fornisca documentazione che attesti la compatibilità e il rispetto delle norme Haccp. Chi consegna è inoltre responsabile delle verifiche che si attuano nella normale somministrazione di alcolici: divieto di vendita ai minori e persone in stato di ubriachezza, divieto di vendita al di fuori degli orari in cui è consentita la somministrazione di alcolici (anche in questo caso, le fasce orarie consentite variano su base comunale).

Dal punto di vista delle normative igienico-sanitarie, le attività di somministrazione non incombono in grosse complicazioni, poiché già per loro natura sono soggette a restrizioni e procedure più rigorose di quelle di vendita a dettaglio. Presupponendo che l’attività di consegna (food delivery) si integri ad una attività già in essere, l’autorizzazione principale della Asl resta quella pre-esistente.

8. A CORREDO E’ BUONA PRASSI SAPERE CHE… ogni cocktail o miscela di bevande, piuttosto che la creazione alimentare (panino, hamburgher, piatto caldo cotto o pronto), consegnato ad un consumatore finale (qui capite che vi rientrano anche il food delivery o il beverage delivery), dovrebbero essere corredati da un documento contenente le specifiche di produzione:

  • luogo di preparazione,
  • dettaglio degli ingredienti all’interno,
  • data di produzione,
  • data di scadenza,
  • gradazione alcolica finale
  • presenza di eventuali allergeni.

Questo lo sanno bene i produttori del comparto agrolimentare, specialmente di piatti pronti di quinta gamma (V).

L’escamotage più funzionale è eventualmente comunicare ai consumatori (sul packaging o sullo scontrino) che gli ingredienti possono non essere necessariamente descritti sul contenitore di consegna, e questo vale sia per il cibo che per i cocktail, ma vengono per esempio descritti sul menu pubblicato, utilizzato per gli ordini, sia esso cartaceo oppure online.

Secondo le domande che abbiamo posto direttamente all’Agenzia delle Dogane, per essere in regola occorre presentare richiesta specifica ai loro uffici regionali o comunali 60 giorni prima dell’avvio dell’attività (per approfondimenti leggere l’art. 20 del “Decreto Ministeriale 153 del Marzo 2001”); in questo caso l’attività non può comunque prevedere uno stoccaggio e prevede la sola vendita a singoli privati.

Pertanto, le accise in questo caso sono già state assolte, ma c’è ancora un vincolo, che se non rispettato è perseguibile per legge. Il nuovo prodotto, creato da assemblaggio di materie prime, deve avere un grado alcolico più basso di quello delle sue parti. In altre parole, il grado alcolico del cocktail finito non può essere superiore a quello che dovrebbe essere facendo un calcolo delle gradazioni degli ingredienti. È un caso molto particolare, avviene quando c’è una rifermentazione interna e di conseguenza la creazione di una gradazione alcolica maggiore di quella iniziale. Se questo processo è voluto e controllato, occorre segnalarlo all’Agenzia delle Dogane e seguire un iter per renderlo a norma. Se non è voluto avete sbagliato qualcosa dal punto di vista igienico.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*