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E se il futuro dell’agroalimentare fosse Retail agricolo e Click&Collect?

Da qualche tempo sto analizzando l’evoluzione del Retail e della GDO in Italia. Ma sto anche studiando i modelli di commercio agroalimentare americani e francesi perché prima di noi hanno maturato una obsolescenza tale da mostrare tutti i propri limiti di proposta con l’arrivo del delivery (consegna a domicilio) e del click and collect (o drive, ovvero acquisto online e ritiro in negozio).

Forse il punto di non ritorno l’ha determinato il Covid19, nel periodo di lockdown, che ha evidenziato tutti i costi, i rischi e le assurdità del formato “iperstore” e delle grandi metrature dai centri commerciali agli ipermercati, pieni zeppi di referenze, modelli in grande declino già da anni che sono diventati insostenibili economicamente.

Inoltre più di qualche produttore sta osservando il contesto attuale per aprirsi dei flegship store (negozi a marchio proprio), o dei negozi in franchising, o ancora di creare delle reti di piccoli negozi (metratura inferiore ai 500 mq) dove limitare l’offerta al food, eliminando il no-food.

In questo contesto le imprese di produzione alimentare, e in modo particolare le aziende agricole, dovrebbero porsi la domanda: è forse giunto il momento di creare un nuovo format di negozio “Retail Agricolo”?

A mio avviso l’accorciamento della filiera avrebbe diversi fattori positivi:

  • maggiori margini per l’impresa agricola che offrirebbe direttamente al consumatore i propri prodotti e quelli di altre imprese agricole appartenenti alla propria rete agricola ;
  • maggiori possibilità di investimento, prodotte proprio dal miglioramento delle marginalità, in innovazione, marketing, rete commerciale, tracciabilità di prodotto, processi produttivi, logistica e catena del freddo;
  • migliore branding, sia dal punto di vista della brand reputation sia della brand identity, due facce della stessa medaglia che favoriscono la distintività, il posizionamento e la riconoscibilità.
  • A questo si aggiungono tutti i benefici fiscali che il mondo agricolo intrinsecamente detiene e che se adeguatamente sfruttato potrebbe dare enormi soddisfazioni, posti di lavoro e come è avvenuto già in Francia per esempio, potrebbe dare luogo a una rete così estesa in tutto il territorio da competere con insegne come Carrefour.

  • D’altronde i consumatori sempre di più cercano prodotti in chiaro, dove gli ingredienti siano semplici e naturali, non industrializzati, senza OGM e altre componenti, con packaging attento all’ambiente e che evidenzi l’origine dei prodotti o comunque dimostri un’attenzione per certificazioni di tipo DOP, IGP o DOCG.
  • Allora non resta che attendere che anche in Italia si venga a costituire una rete di imprese agricole in grado di fornire ciascuna un proprio prodotto e che insieme possano costruire una rete di Retail agricolo per commercializzare dalla “terra alla tavola” le eccellenze del nostro territorio nazionale.

La crisi da Coronavirus ci ha insegnato che il futuro è nell’intraprendere con uno spirito collaborativo e di solidarietà per mantenere l’occupazione, creare lavoro e un terreno favorevole alla competitività delle nostre imprese.

E la realtà dei contratti di rete, presenti nell’ordinamento giuridico del nostro Paese già dal 2009 con oltre 36 mila imprese coinvolte, sembrano indicare, oggi più che mai, una strada fondamentale per uscire dalla crisi e ripartire.

Sappiamo che il nostro tessuto produttivo è costellato di piccole e medie imprese (PMI) che oggi hanno bisogno di sostegno soprattutto nei confronti dei mercati internazionali, di forti programmi di innovazioni di prodotto, di processo e di formazione del capitale umano.

In questa ottica va la misura introdotta nel provvedimento di conversione del DL Rilancio “contratto di rete con causale solidarietà”.

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Creato il Da admin5467

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